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B&b Locorotondo

Vacanze B&b Locorotondo, il bianco balcone sulla Murgia dei trulli.
Proviene dal tardo latino Locus
Rotundus, luogo rotondo. Già nella prima metà del XIII
secolo, in ragione del suo accrescersi alla sommità di un
colle racchiuso nella sua cinta muraria, il borgo assume
quella forma circolare che gli ha dato il nome e che appare
anche nella cartografia dei secoli successivi. Le “cummerse”,
i caratteristici tetti aguzzi fatti di lastre calcaree.
La bianca Locorotondo è il più bel balcone della Murgia dei Trulli. Dal suo belvedere si ammira un territorio che è a tratti emozionante: un mosaico di piccoli vigneti segnati da muretti a secco, macchie di bosco mediterraneo e argentei uliveti che circondano antiche masserie, migliaia di trulli sparsi nelle contrade. In più, il piccolo nucleo antico di Locorotondo, racchiuso nella sua perfezione circolare di pietre e calcine, un tempo segnato dalle mura, sembra sospeso tra sogno e realtà: il bianco della calce avvolge ogni cosa, fa da abbagliante sfondo alle architetture barocche in pietra locale, esalta le macchie di colore intenso dei balconi fioriti. I caratteristici tetti aguzzi fatti di grigie “chiancarelle” di pietra, le cummerse, fanno svettare in alto le facciate delle case, che all’interno presentano ambienti dalle tipiche volte a stella.
Nel borgo storico non ci sono particolari emergenze architettoniche, ma tutto è grazioso e intimo, e un senso di ordine, di rispetto, di matura civiltà contorna i piccoli scrigni di fede e arte.
Dalla piazza Vittorio Emanuele, dove due grandi pilastri ottocenteschi individuano l’antica Porta Napoli, si snoda il percorso lungo il quale si trovano il palazzetto del Comune ora Biblioteca Comunale (fine Settecento), il barocco Palazzo Morelli, con lo splendido portale e i balconcini con ringhiere in ferro battuto a petto d’oca e, più avanti, la Chiesa Madre.
Il piatto del borgo
Gnumerèdde
suffuchète sono involtini di trippa d’agnello, legati
con le budella dell’animale e cotti a lungo in tegami di
terracotta. Tradizionali anche le fave bianche secche, cotte
nella “pignata” e battute con aggiunta d’olio di oliva: ne
esce una squisita purea bianca, da servire con cicorie di
campo (il vero nome di questo antichissimo piatto è “macco
con verdure”). E ancora: la carne al fornello, cotta in
forni a carbone al riverbero del fuoco vivo; il tridd,
pasta fatta a mano a base di semola di grano duro e uova, un
po’ di pecorino e prezzemolo tritato, servita in brodo di
tacchino; le focacce paesane da forno, e naturalmente le
orecchiette, la pasta fresca più conosciuta della cucina
pugliese
B&B - Trulli Soluco
C.da Soluco- sn - Ostuni (BR) - Tel: 3384181177
E-mail: info@trullisoluco.it
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